Statuto Perchè associarsi Un museo per Caruso Scheda di adesione
ASSOCIAZIONE
sabato 01 agosto, 2009

Associazione Museo Enrico Caruso – Anno di fondazione 1977, 14 giugno

Centro Studi Carusiani – Milano

Sede operativa via Massimo Bontempelli ,2 –  20125 Milano

Tel & Fax 02-69.00.14.49

Si certifica che questo ente è iscritto al REGISTRO PROVINCIALE dell’ASSOCIAZIONISMO relativo alla legge regionale 16/9/1996 n 28 con decreto dirigenziale n° 102 del 17 aprile 2000, n° 1688/2000 R.G. sezione e CULTURA.

L’Associazione Museo Enrico Caruso ha istituito una sede affiliata in Zurigo (Svizzera) legalizzata il 30 maggio 1994, denominata: SCHWEIZERISCHE CARUSO-GESELLSCHAFT DER FREUNDE ITALIENISCHER GESANGSKUNST le cui finalità culturali sono affini a quelle della sede centrale

L’Associazione ha la sua sede in Milano Via Massimo Bontempelli 2  ed opera da oltre 20 anni a livello nazionale e internazionale. Le principali attività e/o manifestazioni finora svolte e in parte tuttora in essere sono le seguenti:

1.     Concorso Internazionale di canto, per sole voci di tenore dai 18 ai 28 anni di età, istituito nel 1980 e conclusosi nel 1995.

Da questa importante competizione sono emerse voci che tuttora operano nei maggiori teatri d’opera italiani e stranieri. Richard Leech, William Matteuzzi, Vincenzo La Scola, Mario Malagnini, Ramon Vargas e altri ancora sono tutti nomi di tenori conosciutissimi per chi si occupa di teatro lirico.

2.     Allestimento di mostre sul personaggio di Enrico Caruso, l’uomo e l’artista e il suo mondo.

Sono degli “spaccati” non solo della storia del teatro ma anche degli usi, della cultura e della società dell’epoca. In questi primi anni del nuovo secolo in cui ricorrono molti “centenari” di prime rappresentazioni, si commemorano gli anniversari di morte di grandi autori, artisti ecc., tale attività celebrativa assume una funzione insostituibile. Per i suddetti allestimenti l’Associazione possiede un archivio particolarmente ricco e variegato, capace quindi di illustrare e far rivivere certi momenti “forti” del teatro anche nei più piccoli particolari.

Per fornire una visione veloce ma eloquente dell’archivio dell’Associazione, possiamo dire che esso        comprende:     

           a – La collezione di costumi di scena del famoso tenore torinese Francesco Tamagno, fra cui  spicca la serie dell’Otello di Verdi, del quale egli fu il primo e ineguagliato interprete. Insieme  con i costumi è presente una serie di documenti e di storiche fotografie del grande artista.     

          b – Reperti e documenti (qualche migliaio) relativi alla vita artistica di Caruso e a personaggi della sua epoca.

     c – Emeroteca imponente riguardante la carriera artistica di Caruso. Questa importante raccolta     comprende: manoscritti, locandine teatrali, fotografie, disegni caricaturali (Caruso fu tra l’altro un genialissimo caricaturista), oggetti pregiati, pezzi di arredamento, spartiti per canto e pianoforte, cartoline illustrate di tutto il mondo di cui Caruso fu un insaziabile collezionista.

     d – Raccolta di dischi originali a 78 giri dalle prime incisioni meccaniche d’inizio secolo fino alle ultime incisioni elettriche degli anni cinquanta, prima dell’avvento del microsolco. In totale circa 10.000 dischi.

     e – Raccolta di macchine parlanti e cioè i fonografi e i grammofoni, che partono dal fonografo a rullo del noto inventore Thomas Alva Edison per arrivare ai Grammophone, Pathé, Columbia, Fonotipia, Victor, Voce del Padrone. Una stupenda carrellata storica dal cilindro al disco a piatto, con i fonografi con tromba a forma di giglio o coniche, i cofanetti, i mini-grammofoni  a valigetta, fino ad arrivare ai monumentali grammofoni a mobile verticali e/o orizzontali.

 

1.  Un’affascinante raccolta di oltre 100 pezzi.

2.   Incontri con audizioni di dischi storici su grammofoni d’epoca: le grandi interpretazioni di Caruso e dei celebrati cantanti della storia del Teatro lirico.

3.   Incontri di audizione e di lettura critico-artistica delle singole interpretazioni.

4.   Attività promozionali e divulgative comprendenti anche pubblicazione di saggi, articoli e opuscoli sulla vita e sull’arte di Caruso e, in genere, sul teatro e sull’arte dei grandi interpreti storici dall’inizio secolo fino ai nostri giorni.

5.  Organizzazione e messa in atto del Premio Caruso. Si tratta di un premio in danaro sotto forma di borse di studio attribuito a giovani cantanti meritevoli. La partecipazione al suddetto premio è aperta a tutte le categorie vocali: soprani e tenori fino al 26° anno di età; mezzosoprani, baritoni e bassi, fino al 28° anno di età.

Alla competizione possono partecipare esclusivamente cantanti di nazionalità europea. Le audizioni si svolgono nella primavera di ogni anno, dove una giuria di vaglia seleziona le voci meritevoli. Nell’autunno successivo viene tenuto il Concerto di Gala al Conservatorio G. Verdi di Milano, con la cerimonia della premiazione.

Questa attività, che si inquadra nel proposito da parte dell’Associazione di dare un contributo di opportunità e di aiuto alle giovani voci che intendono intraprendere la carriera lirica, è iniziata nel 1998 in sostituzione del Concorso Internazionale di canto, di cui al punto 1, e ha riscosso un notevole successo.

6.  Ricerca e conservazione di beni (libri, oggetti, documenti, dischi, fonografi, lettere, fotografie, autografi ecc.) storici e artistici riguardanti non solo Caruso e l’epoca carusiana, ma l’intera storia del teatro lirico e dell’opera in musica.

Si tratta di tutta una serie di interventi aventi come oggetto la conservazione, la catalogazione e l’incremento di tutti quei documenti dell’archivio dell’Associazione di cui si è data una sommaria descrizione al punto 2.

MUSEO “ENRICO CARUSO” – STORIA DI UN MUSEO MAI REALIZZATO

L’Associazione Museo “E. Caruso”, in possesso di un fondo cospicuo e in continua crescita di cimeli, sul finire degli anni settanta, pensò di offrire alla città di Milano e al mondo della cultura questo patrimonio legato alla vita e all’arte di Enrico Caruso, facendo atto di donazione al Comune di Milano, con l’impegno che lo stesso provvedesse a trovare spazi adeguati all’esposizione della raccolta  in un Museo e altri spazi da riservare alla sede sociale della nostra Associazione, annessi al Museo.

L’11 marzo 1985 il Comune di Milano accettò l’offerta e pose in essere la formalizzazione dell’accettazione dei cimeli, con delibera votata all’unanimità dal Consiglio, individuando all’uopo uno stabile di via Francesco Sforza n° 23, con la spesa preventiva di lire 823.000.000 per i lavori di adattamento.

I lavori iniziarono il 25 maggio 1988. Dopo due mesi le attività si interruppero. Vari furono i solleciti da parte dell’Associazione. Le opere ripresero nell’autunno dell’89, riservando però all’esposizione della raccolta e all’area della sede dell’Associazione metà degli spazi precedentemente assegnati. Da qui ebbe inizio la tormentata vicenda della storia di un Museo mai nato.

Nel corso degli anni successivi l’Associazione cercò in tutti i modi di risolvere l’intricato problema, tanto che Luciano Pituello dovette ricorrere ad azioni umilianti, come quella dell’occupazione simbolica della palazzina dal 23 al 27 marzo 1995, per sollecitare una risposta concreta da parte del Comune di Milano. Finalmente arrivarono le risposte, ma non in sintonia con quelle formulate nella delibera riguardante la donazione.

In questi ultimi anni l’Associazione veniva informata che il Museo non sarebbe più sorto nella menzionata palazzina e in alternativa venivano proposti degli spazi in un padiglione, ancora da ristrutturare, della fabbrica dell’Ansaldo di via Bergognone n° 30.

Questa soluzione non ci convince. Innanzitutto non è dato sapere quando verranno consegnati i locali ospitanti la raccolta e l’ubicazione della sede dell’Associazione; inoltre non si riesce a capire se quanto proposto sia in ottemperanza alla delibera comunale dell’11 marzo 1985.

Pertanto, si è dovuto ricorrere a notificare un atto di diffida stragiudiziale al Comune di Milano, ponendo la soluzione del Museo in tempi ravvicinati. Il Comune, non potendo assolvere quanto richiesto, ha deliberato la revoca della donazione della raccolta. Quindi la cessazione del vincolo a tutti gli effetti.

Così termina questa lunga e dolente storia, certamente non edificante per il Comune di Milano. Ora si auspica che l’erigenda istituzione possa essere realizzata privatamente. La cittadinanza è chiamata a sostenerla.

UN MUSEO PER UN GRANDE “CARUSO NEL 3° MILLENNIO”

Siamo convinti che consegnare alla storia del teatro lirico la grande epoca di Enrico Caruso sia un dovere di grande civiltà e un atto d’amore verso un artista incomparabile che, con la multiforme versatilità del suo canto si spinse oltre i confini della pura esecuzione vocale, lasciando ai posteri un’eredità artistica di commovente attualità mai attenuatasi.

Su un altro versante, sempre legato alla sua poliedricità, si scopre un Caruso quasi inedito, disegnatore e caricaturista. Di questi lavori caricaturali molto ironici, divertenti e di multiforme fattura, Caruso ne eseguì migliaia: fatti a se stesso, a colleghi di palcoscenico a musicisti e a diversi personaggi illustri, come papa Pio X, Nicola II, Guglielmo Marconi e così via.

Vi sono pure tentativi di pittura, particolarmente nell’acquerello, e anche alcuni lavori di modellismo sull’avorio e con la creta.

Un aspetto molto importante del personaggio Caruso fu la sua grande umanità e generosità attraverso opere concrete nell’ambito sociale, facendo valere spesso il suo prestigio a favore degli emigrati in special modo negli Stati Uniti, a New York, ove visse la sua grande giornata dagli inizi del secolo fino al 1921, perché i loro diritti fossero tutelati e rispettati.

Il suo rapporto con la società si manifestò soprattutto durante il periodo della prima guerra mondiale, in cui ebbe moti di grande generosità e altruismo. Artur Rubinstein: “Caruso aveva un cuore d’oro come la sua voce”. Su Enrico Caruso è stato scritto tanto e se ne scriverà ancora, perché più il tempo passa più ci accorgiamo che la sua testimonianza  sia come uomo sia come artista avrà  sempre un valore supremo e nobile. Per questo lo abbiamo definito “un unicum storico”.

Il Museo a lui dedicato non solo interesserà agli studiosi, agli appassionati d’opera, ma anche ai giovani studenti. Ne siamo convinti. Le esperienze di questi ventitré anni ci hanno dimostrato che molti giovani e/o giovanissimi, visitando le mostre di cimeli da noi allestite, ci hanno davvero meravigliati per l’interesse e l’emozione manifestati in questa loro singolare esperienza.

Mostra: Centro Tonelli – San Marino (Luglio-agosto 1993)

“Sono una bambina di otto anni e sono felice di aver visto queste meravigliose cose e sentito questa voce stupenda”.

“A Enrico Caruso la voce diventa canto, vibrazione dell’animo universale”. Grazie Enrico! (Carlo Parlati).

“Oggi ho scoperto quanto Enrico Caruso fosse grande”.

“Visitato con grande senso di umiltà davanti a tanta grandezza” (Giovanni Callegari).

“È la prima volta che visitiamo una mostra del genere e ne siamo rimasti entusiasti. Ne visiteremo delle altre? E questo grazie a Caruso”.

Il compianto Maestro Gianandrea Gavazzeni, musicista di grande umanità e civiltà, nel 1988 ci rilasciò questa efficace testimonianza:

“Certo: il perdurare del mito-storia-leggenda intorno al nome di Enrico Caruso costituisce un fatto a sé, forse unico, nel corso di quasi un secolo di teatro. Sul punto critico la singolarità consta soprattutto sui caratteri della carriera carusiana e sui tratti interpretativi tipici rimasti nelle testimonianze , nelle memorie, nei documenti discografici (tra i più attendibili nella preistoria del “disco”). E di questi caratteri quello che oggi può offrire ancora maggiore interesse all’indagine è il “ponte” tra vocalità e interpretazione romantica e vocalità e interpretazione “verista”. Un momento, dunque, storico perché inserito in una storia dell’invenzione e delle forme melodrammatiche. Sul persistere – come detto – del mito-storia-leggenda è proficuo e interessante che l’Associazione Museo intitolata al grande tenore promuova iniziative non soltanto celebrative. Di qui l’utilità dei Concorsi per voci tenorili esordienti e sconosciute. Concorsi, che sono oggi uno strumento utile per avviare i neofiti del canto teatrale. Positivo si rivela il proseguimento dell’attività relativa al Museo. Le raccolte documentarie servono alla “storia” grande e piccola; ogni oggetto o carta, o immagine, ha la sua ragione di essere raccolto e custodito. La “conservazione” è un dovere della cultura e della società”.

COME ORGANIZZARE IL MUSEO

Un Museo come quello dedicato a Enrico Caruso necessita di idee innovatrici in modo che possa sempre risultare vivo e attuale. Qualche osservazione in merito.

Chi ha avuto modo di visitare musei piccoli, medi o di grande entità, avrà notato certamente che la maggior parte di essi, pur fornendo cataloghi informativi, non correda poi i reperti esposti con delle sufficienti didascalie, di modo che il visitatore molto spesso rimane disorientato e smarrito.

Il reperto storico non dovrebbe avere la sola funzione espositiva. Così si configura come una lapide mortuaria. Sembrerebbe un paradosso, ma è proprio il reperto a richiamare l’attenzione del visitatore a raccontare la sua storia, il suo momento, chi fu e con chi ha vissuto e quali furono i momenti importanti del periodo storico. Tutto ciò con l’ausilio della didascalia più o meno descrittiva a seconda dell’importanza storica.

Nel caso nostro e a maggior ragione in quanto il Museo è dedicato a un personaggio legato al canto abbisogna di un supporto inequivocabile: la sua voce che accarezza l’orecchio e infonde emozione e impressione nell’animo del visitatore.

A quale pubblico potrà interessare il Museo Caruso?

Come qualsiasi Museo. Esso dovrà interessare a un multiforme pubblico di diversa estrazione culturale: oltre a quello italiano, europeo e di oltre oceano. L’interesse è ancora vivo nei paesi dove Caruso lasciò larga fama di sé: Francia, Belgio, Germania, Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Russia, Inghilterra senza contare l’America del Sud e in particolare negli Stati Uniti.

Enrico Caruso cantò per tutti.

Sarà d’uopo mettere in atto la programmazione di visite guidate soprattutto per gli studenti, organizzando intrattenimenti didattici per una migliore conoscenza del personaggio e dell’epopea del teatro d’opera.

Abbiamo parlato di vitalità. Una delle funzioni più importanti che dovrà fornire stimolo e interesse per il pubblico, è quella di alternare periodicamente la raccolta espositiva con nuovi cimeli. Ciò determinerà la vitalità museale. Non sarà un Museo statico, sarà un Museo dinamico, parlante, unico nel suo genere.