VILLA BELLOSGUARDO

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“Villa Bellosguardo il Museo Enrico Caruso”

Un patrimonio d'inestimabile valore storico-artistico-documentaristico
che vedrà prossimamente la sua luce

L’Associazione Museo Enrico Caruso di Milano ha donato nel 2006 e nel 2010 al Comune di Lastra a Signa, proprietario della Villa, un prezioso e ragguardevole patrimonio artistico-storico-documentaristico sulla figura di Enrico Caruso e della sua epoca. La cinquecentesca Villa di Bellosguardo appartenuta alla nobile famiglia Pucci, fu acquisita dal mitico tenore nel mese di giugno 1906 per la somma di lire 205.000.

Il documento. Il 12 giugno 1906 scrive a macchina Luigi Guidalotti, cugino di Ada Giacchetti, a servizio di Enrico Caruso: ”…in questi giorni siamo stati a visitare alcuni possessi sempre quelli di quelli visti finora l’unico che abbia incontrato il gusto di Ada è sempre quello di Signa che anche tu vedesti. Si sta appunto guardando di trovarsi d’accordo col prezzo in base alla rendita che si è quasi accertata essere di circa 110.000; i proprietari domandano circa 255.000. noi gli abbiamo offerto 180.000 e credo che per 200.000 si concluderebbe l’affare…”.

Segue un'altra lettera del Guidalotti in data 2 luglio: …Come ti avrà prevenuto Ada, in questi giorni concludemmo diversi acquisti come appresso: fattoria di Bello Sguardo per 205,mila – Podere detto il Sodo per 52,mila – Poderi di Cercina per 35,mila.”
Caruso scrive con lapis a mano in alto dal lato sinistro della stessa lettera: “Risposto con l’invio di -300mila- lire il 5/7/1906 - 205 – 52 - 35= 292”

Le memorie di Enrico Caruso sono ora esposte al primo piano

L’imponente raccolta comprende: dischi storici a 78 giri, fonografi-grammofoni, documenti, cronache e recensioni teatrali, interviste, cartoline illustrate scritte dall’artista e da Ada Giachetti, di familiari e di altri personaggi, lettere autografe di Caruso, preziose testimonianze, locandine teatrali, costumi di scena, immagini fotografiche dell'artista in veste privata e in personaggi operistici, acquerelli, modellismo, schizzi e disegni caricaturali eseguiti con abile fantasia e perizia da Caruso, preziosi oggetti e rare miniature d’epoca. Pezzi d'arredamento, il letto a baldacchino della sua Villa “Bellosguardo” aggiudicati all’asta nella stessa Villa nel settembre/ottobre 1979 dall’Associazione Museo Enrico Caruso di Milano.
Testimonianze suggestive e penetranti che accompagnano lo straordinario percorso della vita dell’artista, dalla sua prima giovinezza con i suoi debutti sui palcoscenici minori napoletani e via via fino a raggiungere le più prestigiose platee: la Scala di Milano, il Royal Covent Garden di Londra, il Teatro de La Opera e il Colon di Buenos Aires e in altri centri importanti dell’America del Sud, L’Opèra di Parigi e ancora in Europa, in Russia, in Belgio, in Austria, in Germania. A New York al Metropolitan Opera House, i Teatri nord-americani nei vari Stati, la grande conquista dove visse la sua grande giornata americana dal 1903 al 1921 ritornando a casa quando la sua gloria finisce solo col morire nella sua Napoli.
Caruso ci farà emozionare e divertire durante il percorso narrativo: le sue molteplici e variegate espressioni nella fotografia epocale ritraenti le sue immagini, come quella del 1895, la più antica della raccolta, il giovine Caruso s’improvvisa a mezzo busto avvolto con un drappeggio non avendo una degna camicia ben stirata. Questo esemplare, probabilmente uno dei tre esemplari esistenti al mondo, è dedicata all’amico Giovanni Casaburi compagno alla scuola di canto del maestro Guglielmo Vergine. Il prezioso ritratto fu donato a Luciano Pituello dal figlio di Casaburi, Armando, stante sin da allora l’idea dell’erigendo Museo Caruso, quando ha allestito la mostra nel foyer del Teatro di San Carlo a Napoli nell’aprile 1973 ricorrente il centenario della nascita di Enrico Caruso.
Per comprendere meglio la complessa figura di Enrico Caruso in un campo meno conosciuto, quello pittorico-modellistico e, più in particolare, nel campo creativo di disegni caricaturali in cui si trova un Caruso assolutamente e sorprendentemente geniale. Al Teatro dell’arte di Milano nell’autunno 1978 si è tenuto un simposio organizzato dall’Associazione carusiana milanese sul tema “Caruso caricaturista” alla presenza di notabili critici e pittori quali Aligi Sassu, Francesco Messina, Salvatore Fiume, nonché Giuseppe Novello pittore e fine disegnatore invitato in seguito al Museo teatrale alla Scala alla presenza del suo direttore Maestro Giampiero Tintori.
Da questi ed altri incontri si sono tenuti dibattiti molto interessanti sulla poliedricità dell’arte caricaturale carusiana fra cui vennero fuori apprezzamenti ammirativi. Salvatore Fiume nel suo intervento ebbe a dire che, al di là della valentia del soggetto caricaturale, gli sembrava mancasse quella grinta dovuta, quella cattiveria per un caricaturista autentico. Infatti, Caruso per la sua bonomia, non faticò molto ad essere più cattivo e ironico con se stesso, mentre caricaturò migliaia e migliaia di personaggi con abilissima e sottile ironia: dai colleghi di palcoscenico ai direttori d’orchestra e illustri personaggi di diversa estrazione culturale fino ad arrivare al presidente degli Stati Uniti Wilson.
Il Novello, simpaticissimo personaggio, delineò la valentia e la tecnica di Caruso-Caricaturista osservando che gli scorci e le rotondità equivalevano alla modulazione e le legature del suo canto citando la straordinaria pappagorgia e i baffi di Ruggero Leoncavallo od altri esempi dove vi erano segni piramidali da lui definiti lo slancio degli acuti.
Divertente e molto arguta è la caricatura in cui Caruso si identifica in un boccale di birra con didascalia autoironica: “chi mi prova non mi lascia!...”, oppure quella raffigurante Radames in “Aida” che non si può dire non sia graffiante, anzi si può definire un’autodistruzione della propria immagine: basso, tarchiato, grassoccio con espressione da ebete. Molto affettuosa quella dedicata al famoso soprano cagliaritano Carmen Melis in cui Caruso figura quale Canio nei Pagliacci: “A’ Carmen Melis, A’ Minnie - A’ Nedda…All’artista deliziosa. Enrico Caruso. Boston 1913”. Infine vediamo un Toscanini delineato con pochissimi tratti mentre dirige e un’altra divertente che dall’orecchio in quattro pose fuoriesce il volto del celebre direttore.
La documentazione. Essa serve allo studio per una più approfondita ricerca sulla vita privata e su quella artistica di Enrico Caruso. Oltre alle lettere e alle cartoline postali che sono di straordinaria importanza, troviamo tra i manoscritti e più ampiamente nei dattiloscritti, prima a firma del cugino di Ada Giachetti Luigi Guidalotti, poi Giuseppe Vecchiettini nella sua veste di amministratore unico dei beni del Commendator Enrico Caruso. Spessissima e continuativa la loro corrispondenza inviata a Caruso dove agiva nei teatri delle città nord e sud americane e in Europa tra il 1904 e il 1914.
Dalle cartoline, la maggior parte scritte con piccola e fittissima calligrafia di Caruso dalla parte illustrativa, senza compromettere i soggetti illustrativi, che sono documenti interessantissimi. Dalle lettere, in particolare dal dossier (1902-1921) Caruso-Filippo Galante, scultore-pittore che fu in qualche modo la musa ispiratrice alla evoluzione pittorica e modellistica di Caruso, dove la confidenza amichevole fa riscontro a episodi tristi e laceranti riguardo l’abbandono di Ada Giachetti con l’autista Romati.
Ma il pilastro portante straordinario del documento cartaceo Guidalotti-Vecchiettini a Caruso dove si staglia in maniera inequivocabile l’agire giorno dopo giorno del Commendator Caruso trionfatore sulle scene, l’ affettuoso nel rapporto familiare e l’attento e scrupoloso sulle decisioni di acquisti di case e terreni per le rendite fittavoli. Impressionante la continuità di compravendite di beni immobili.
Nel dossier, in questo squarcio epocale, vengono alla luce quali furono le aspirazioni del gran patron tendenti a soddisfare le proprie ambizioni alla Villa Bellosguardo per l’attuazione dei lavori di riattamento e rifacimenti secondo il suo gusto scegliendo, pare su suggerimento del Vecchiettini, un personaggio di rilievo addetto al Servizio del Comune di Firenze, l’ingegnere-architetto Rodolfo Sabatini eletto a dirigere tutti i lavori dell’antichissima Villa. Si legga il bellissimo volumetto “Bellosguardo - La Villa di Enrico Caruso” editato dal Comune di Lasta a Signa nel 1992 a cura di Giampiero Fossi dove si dice:
Rodolfo Sabatini, su indicazioni di Caruso, ingrandì il corpo della fattoria dandole le stesse dimensioni e rendendola simmetrica alla villa. Un grande portico, sormontato da una balaustra in pietra serena, aveva il compito di unire i due corpi di fabbrica facendone una struttura unica. Al centro del portico un arco con orologio si apre sulla suggestiva visione del giardino all’italiana della Villa contornato dalle colline di Malmantile.”.
Nell’ambito di questi interventi onde creare anche un’atmosfera quasi sacrale, Caruso, sempre generoso, volle aiutare qualche centinaio di lavoratori per diversi interventi come il muro di cinta coprente la parte sottostante il parco della villa richiedendo l’autorizzazione al Sindaco di Signa. L’autorizzazione senza meno fu concessa ovviamente e lo si fece a spese del Commendator Caruso. Da codesta documentazione si evince altresì una delle cose estremamente interessanti, i rifacimenti all’interno della villa. E qui rientra un discorso a doppio senso: Enrico Caruso duetta col Sabatini fornendo continui suggerimenti e non solo, invia degli schizzi disegnati a matita fra i quali si nota: mettere questa porta alla entrata della galleria superiore – salone…e così via.

Un obelisco si staglia nel parco della Villa:

(A fronte lo stemma del Casato-Caruso)

AL COMM.
ENRICO CARUSO

che in questa Villa
volle ricostruire
in onore dell’arte
a beneficio
del lavoro

OMAGGIO
R. Sabatini - architetto
B. Basi - muratore
P. Santelli - scalpellino
A. Tosetti - scalpellino
D. Tozzi - scalpellino
A. Berni - scalpellino

ANNO 1918

Molti cimeli e documenti figurano l’uomo Caruso, la cui personalità fece storia per i modi, gli atteggiamenti, il vivere nella società, il culto dell’amicizia, la fraternità con i colleghi di palcoscenico. L’umanità e l‘altruismo furono per Caruso l’ideale della vita manifestate con spontanee elargizioni a livello istituzionale e privato testimonianti generosi atti d'amore e di grande civiltà. Una vita, vissuta grandemente in schiavitù del palcoscenico alla conquista della perfezione artistica vivendo momenti di grande esaltazione non disgiunta da sofferenze.
Le vicissitudini nella vita privata, traumatizzante la separazione da Ada Giachetti, la sua musa con i suoi figli, lo portò ancor più al sentire intimo con animo generoso nei rapporti umani. Trovò speranza, dopo sì lungo tempo all’età di quarantacinque anni. Era il 1917 in pieno conflitto bellico mondiale, invaghirsi di una giovanissima ragazza americana nulla tenente con ostilità paterne. Ebbe una figlia cui assegnò nome di Gloria all’insegna della sua. Struggenti sono le immagini ritratte sulla terrazza dell’Hotel Vittoria di Sorrento pochi giorni prima della sua dipartita.
Nel 1919 e 1920 all’apice della notorietà e al massimo raggiungimento dell’arte vocale e interpretativa, Enrico Caruso conclude la sua grande giornata sul palcoscenico del Metropolitan Opera House di New York alla vigilia di Natale con l’interpretazione dell’Ebreo Eléazar nell’opera “La Juive” di Halèvy. A tale riguardo, l’Associazione Museo Enrico Caruso di Milano ha acquistato nel 2010 un raro e particolare cimelio di inverosimile importanza. La didascalia: “Candelabro ebraico in bronzo appartenuto ad Enrico Caruso. Nel 1919, L’artista giunto all’apice della sua sovrana arte vocale e sublime interprete, studiò profondamente il personaggio del rabbino Elèazar nell’opera “La Juive” di Jacques Fromental Halèvy. Il prezioso candelabro fu donato a Caruso da un autentico rabbino in segno di amicizia e di ammirazione dopo lo straordinario successo ottenuto nella parte di Elèazar il 22 novembre 1919 al Metropolitan Opera House di New York.”.
Una testimonianza che ha dell’incredibile è la piccola immagine della Madonna in argento. Una vera e propria reliquia che nell’atto donatario figura il valore venale in un centesimo, tanto è considerato questo cimelio da non poter formulare il valore commerciale. La didascalia del reperto è così significato: Reliquia, Madonna di Pompei sbalzata in argento – con due Santi inginocchiati – il Sacro gruppo sovrasta la Basilica – oggetto particolarmente caro a Caruso – gli venne donata in occasione del suo pellegrinaggio a Pompei del luglio 1921 e, per la sua fede religiosa, egli donò la somma di 10.000 lire alla chiesa.

La voce di Enrico Caruso: una voce eterna che canta per tutti
Il visitatore vivrà in simbiosi con Caruso la cui voce unica per bellezza e soavità di timbro, smagliante e prorompente come una canna d’organo, nelle palpitanti interpretazioni nei capolavori operistici, nella canzone napoletana, nelle melodie salottiere, nel canto chiesastico dove la linfa del credo religioso è espressa con struggente pathos, l’ardimento dei canti patriottici nei quali costituiscono doti sublimi di grande creatività che fanno di lui un ”unicum storico”.

Villa Bellosguardo
Enrico Caruso: i percorsi artistici

GLI STATI E LE CITTA’: ITALIA - EUROPA - STATI UNITI D’AMERICA - SUD AMERICA

ITALIA:
Napoli 1895-1896-1897-1901-1902 - Caserta 1895-1896 - Trapani 1896 - Marsala 1896 - Salerno 1896-1897 - Palermo 1897 - Livorno 1897-1898 - Milano 1897-1898-1899-1900-1901-1902-1915 Genova 1898 - Fiume 1898 - Trento 1898 - Roma 1899-1900-1902-1903 - Treviso 1900 - Bologna 1900-1901

EGITTO:
Il Cairo - Alessandria 1895

RUSSIA:
San Pietroburgo - Mosca 1899-1900

SUD AMERICA:
Argentina: Buenos Aires 1899-1900-1901-1903-1915 - Cordoba -Tucuman - Rosario 1915
Brasile: Rio de Janeiro 1903-1915-1917 - San Paolo 1917
Uruguay: Montevideo 1903-1915-1917
Cuba: Havana – Cienfuegos - Santa Clara 1920

POLONIA:
Varsavia 1901

FRANCIA:
Montecarlo 1902-1903-1904-1915- Parigi 1905-1906-1908-1910-1912

INGHILTERRA:
Londra 1902-1904-1906-1907-1908-1909-1913-1914

PORTOGALLO:
Lisbona 1903

STATI UNITI D’AMERICA:
Stati Uniti - Canada - Messico
New York - Brooklyn - Philadelphia - Baltimora - Washington - Saint-Louis - Saint-Paul - Milwaukee - Columbus - Detroit - Buffalo - Boston - Cleveland - Rochester - Pittsburg - Cincinnati - Chicago - Minneapolis - Omaha - Kansas City - Atlanta - San Francisco - Los Angeles - Toledo - Ocean Grove - Saratoga Springs - Sheepshead Bay - Ann Arbor - Nashville - Canton Ohio - Newark - Springfield - Waterbury - Scranton - New Orleans - Atlantic City - Denver - Tulsa - Forth Worth - Houston - Charlotte - Norfolk - Montreal - Toronto - Città del Messico tra il 1903 e il 1920

SPAGNA:
Barcellona 1904

CECOSLOVACCHIA:
Praga 1904

GERMANIA:
Dresda 1904 - Berlino 1907-1908-1909-1910-1911-1912-1913
Amburgo 1906-1907-1908-1909-1910-1911-1912-1913 - Lipsia 1907
Francoforte 1907-1908-1909-1910-1911 - Wiesbaden 1908 - Brema 1908-1909
Norimberga 1909 - Baden-Baden 1910 - Posdam 1910 - Monaco di Baviera 1910-1912-1913 Stoccarda 1912-1913

BELGIO:
Ostenda 1905-1906-1909-1910 - Blankerberge 1910 - Bruxelles1910

AUSTRIA:
Vienna 1906-1907-1911-1912-1913

ROMANIA:
Budapest 1907

REGNO UNITO – IRLANDA:
Liverpool - Belfast - Manchester - Newcastle - Edimburgo - Glasgow - Blackpool - Plymouth - Dublino 1909
Questo è l’intero percorso mondiale delle città ove risuonò la “magica voce” e lasciò indelebili ricordi per gli entusiasmi che seppe suscitare a quei pubblici con riconoscimenti e onorificenze conferiti da Imperatori e da Re:
Leopoldo del Belgio, Edoardo VII Re di Gran Bretagna e Irlanda, Francesco Giuseppe Imperatore d’Austria, il Kaiser Guglielmo II di Germania, Nicola II Zar di tutte le Russie e nelle due grandi nazioni, Stati Uniti d’America e America del Sud e ancora, i conferimenti ricevuti in Italia, in Francia, in Belgio e in Portogallo.
Da una lettera scritta ad un amico: In treno da Berlino a Milano - 23 ottobre 1912… “Ho avuto un sacco di lavoro durante la mia tournée in Germania finita ieri sera alla Corte con un Concerto. Ho fatto 14 rappresentazioni in un mese e sei città: Vienna, Monaco, Stuttgart, Berlino, Hamburg e Berlino. Il successo è stato buono su tutta la linea e coronato da tre decorazioni rimessemi con le proprie mani dal Principe Reggente di Baviera, dal Re del Wurttemberg e dal simpatico Imperatore Guglielmone.
Le decorazioni sono: I – L’Ordine di San Michele di Baviera II – La gran medaglia d’oro per le scienze e le Arti del Wurttemberg III– La Croce con Corona dell’Ordine dell’Aquila Rossa.

La più importante. Non c’è male perché ne ho già una dozzina e quando me le metto pendo tutto da una parte.”
Veramente spiritoso e buontempone il nostro Caruso!

 

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